Recensione di una copia review. Il nostro Sistema di Valutazione.
1348: Ex Voto è uno di quei titoli che hanno catturato la mia attenzione fin dal primo trailer grazie all’estetica e, soprattutto, al fatto di essere ambientato in Italia e sviluppato da un team nostrano. Incuriosito, ho avviato il gioco consapevole di trovarmi di fronte a un’opera magari non perfetta, ma capace di regalarmi qualche ora di puro intrattenimento in un mondo affascinante. Purtroppo, le cose non sono andate come speravo. Se volete scoprire i pro e i contro di questa produzione, continuate a leggere.
Bello da vedere, meno da esplorare

Le premesse narrative sono piuttosto semplici: impersoniamo Aeta, una giovane nobile che sogna di diventare cavaliere. Durante l’assedio della sua città, scopre che la sua migliore amica, Bianca, è stata rapita; inizia così un viaggio alla sua ricerca attraverso un territorio italiano flagellato da peste e carestia.
Tecnicamente il gioco sfrutta l’Unreal Engine, e i risultati si vedono soprattutto nell’uso dei MetaHuman e nell’illuminazione, quest’ultima rende i borghi medievali ed i castelli molto belli e fotorealistici. Peccato, però, che muoversi in questi scenari non risulti né appagante né interessante: manca una narrazione ambientale che faccia da cornice agli spostamenti. Spesso ci si ritrova a visitare luoghi desolati e privi di vita; un vuoto che l’espediente narrativo della peste non basta a giustificare. Gli unici incontri sono mucchi di nemici da sconfiggere per poter proseguire nel livello.

Chi di spada ferisce, di spada perisce
Il combat system si basa su attacchi leggeri a una mano (grilletto destro) e attacchi a due mani (grilletto sinistro, che serve anche per la guardia). Sia noi che i nemici abbiamo una barra della stamina che si consuma subendo colpi: è fondamentale assestarne il più possibile per spezzare la guardia avversaria, tattica vitale nelle fasi avanzate.
In teoria, alternare le due modalità d’attacco permetterebbe di destreggiarsi agilmente, ma nella pratica ho riscontrato numerosi bug della telecamera e dei comandi, specialmente nel finale: a volte Aeta restava immobile nonostante la pressione dei tasti, rischiando di compromettere lo scontro. Il sistema dà il meglio di sé nell’uno contro uno, ma il lock automatico in spazi stretti è problematico: quando arrivano più nemici, la telecamera cambia bersaglio costantemente per mostrarci l’attacco in arrivo, facendoci perdere secondi preziosi.
A supporto troviamo un semplice quanto utile albero delle abilità che ci permetterà di apprendere, tramite l’utilizzo di pergamene sparse nel mondo di gioco, il Parry o la schivata perfetta per ottenere un vantaggio negli scontri più duri. Purtroppo, però, queste tecniche diventano disponibili solo da metà gioco in poi, lasciando il giocatore limitato per gran parte dell’avventura. Oltre alle abilità, l’esplorazione permette di recuperare anche accessori per bonus passivi e potenziamenti per la spada.

Il fulcro del gioco è anche il più debole
Nonostante un sistema di combattimento grezzo ma ambizioso nel suo realismo, la narrazione rappresenta la vera delusione. Aeta e Bianca sono personaggi potenzialmente interessanti ma piatti: non si empatizza mai con la protagonista, che appare più come una vittima degli eventi che come l’artefice del proprio destino.
Anche la peste resta sullo sfondo: a parte qualche carcassa di animale, non si percepisce mai l’atroce sofferenza del periodo. I personaggi secondari appaiono e scompaiono senza lasciare traccia o influenzare il mondo di gioco. Anche la regia delle cutscene è piuttosto anonima e scolastica, fallendo nel tentativo di dare un’impronta epica al racconto.
Nota positiva per il cast e la motion capture, sebbene quest’ultima scivoli a tratti nella uncanny valley per via di alcune espressioni esagerate. La colonna sonora è ottima e accompagna degnamente le circa 7 ore necessarie a completare l’avventura. Dispiace per la mancanza del doppiaggio italiano in un titolo così legato al territorio, ma i sottotitoli fortunatamente sopperiscono alla lacuna.



