Remothered: Red Nun’s Legacy è il terzo capitolo della serie creata da Chris Darril e sviluppata da Stormind Games, nonché il primo realizzato senza il suo contributo. La nostra prova ci ha portati a esplorare alcune zone della villa degli Ashmann, muovendoci all’interno di corridoi angusti e spaventosi.
In Red Nun’s Legacy entreremo in un mondo in cui nulla è davvero ciò che sembra. Esploreremo una villa abbandonata sull’Etna e, per farlo, dovremo affidarci al nostro ingegno per affrontare inquietanti rivelazioni, segreti nascosti e una realtà distorta. Il tutto nel tentativo di scoprire la verità dietro la leggenda della Red Nun, mentre cercheremo di sopravvivere agli implacabili Stalker che ci braccheranno.
La demo mostra solo una piccola parte del titolo, ma rende fin da subito chiaro il tipo di esperienza che ci troviamo davanti: un survival horror che premia lo stealth piuttosto che l’azione. Ogni stanza offre vari punti in cui nascondersi e le risorse disponibili non mancano — forse sono persino troppe, rischiando così di smorzare in parte quel senso di angoscia e pericolo.
Tra le risorse che potremo portare con noi troviamo i medikit per curarci, armi monouso come forbici o cacciaviti da utilizzare solo all’ultimo momento per evitare il game over, armi contundenti (come i tubi) per difenderci e, infine, oggetti diversivi che, se lanciati, distrarranno i nemici. Questi elementi potranno essere stipati all’interno di un piccolo inventario dotato di tre slot per gli oggetti e uno dedicato alle armi. Se lo spazio dovesse risultare pieno, sarà possibile scambiare al volo l’oggetto tenuto in mano con quello desiderato tramite un tasto apposito. Gli oggetti chiave necessari ad avanzare nell’avventura vanno invece a occupare una sezione separata della tasca, risparmiando al giocatore la difficile scelta tra il trasportare un artefatto di trama o un kit medico.
Come in ogni survival horror che si rispetti non manca il backtracking, anche se, data la brevità del provato, non è stato possibile valutare quanto risulti o meno invasivo. Sembra invece confermata la presenza di missioni secondarie opzionali: durante la mia partita, pur non avendo completato tutti gli obiettivi, sono comunque riuscito a proseguire nel percorso principale.
Dal punto di vista tecnico, il gioco presenta una buona modellazione degli ambienti con anche la possibilità di attivare il ray tracing, anche se quest’ultimo tende a scurire un po’ troppo l’immagine. Eccellente la colonna sonora firmata da Akira Yamaoka, capace di instillare un costante senso di ansia e angoscia. Ottimo anche il design degli Stalker, che ricordano da vicino le infermiere di Silent Hill, così come l’atmosfera del livello provato, la quale richiama a più riprese lo stile di Castello Dimitrescu in Resident Evil Village.
Certo, non manca qualche piccolo difetto di gioventù: durante la prova, la protagonista si è incastrata tra i mobili di una stanza condannandomi ad un inevitabile game over. Si è trattato comunque di un caso isolato all’interno di un codice che, nel complesso, si è dimostrato piuttosto solido.
Verdetto Finale
- - Buono il comparto tecnico
- - Atmosfera
- -Colonna sonora di Akira Yamaoka
- -Troppi oggetti che rovinano quel senso di angoscia



