Recensione di una copia review. Il nostro Sistema di Valutazione.
34BigThings prova a riportare all’attenzione la serie Carmageddon con un esperimento Rogue-lite. Carmageddon: Rogue Shift è un ottimo punto di partenza e, con alcune accortezze, potrebbe rendere il titolo molto più popolare di quanto lo sia mai stato nella sua lunga storia, iniziata nel 1997.
CHE IL CARMAGEDDON ABBIA INIZIO!

La struttura è semplice e intuitiva: dobbiamo vincere il Carmageddon. Per farlo, ci troviamo in un loop Rogue-lite dove bisogna seguire una mappa ramificata con vari eventi. Troviamo Gare Standard con obiettivi misti, le Gare Elite (che richiedono obbligatoriamente il primo posto) e le Gare Sopravvivenza, dove non c’è un numero massimo di giri, ma dobbiamo resistere per un tempo prestabilito mentre veniamo costantemente attaccati dalle altre auto e dai vari “Perduti” (zombie di vario tipo; ricordate: se sono verdi, è molto probabile che esplodano!). Ovviamente troviamo anche le “Boss Fight” che purtroppo mancano un po’ di mordente per via di una complessità ridotta e una varietà minima; arrivare primi in una gara 1vs1 oppure distruggere il Boss in un tempo prestabilito.
Per proseguire in ogni competizione è necessario completare l’obiettivo principale e ovviamente non essere distrutti. In caso di fallimento il loop ricomincia.
Non lasciatevi comunque intenerire dalla prima parte degli eventi. Andando avanti gli avversari saranno sempre più aggressivi, resistenti e resilienti.
Fondamentale per il gioco è la violenza: uccidere i “Perduti” ricarica il Boost. La sensazione di velocità senza il turbo non è soddisfacente e alcune auto risultano eccessivamente lente, spezzando il dinamismo della gara. Proprio per questo, investire “Perduti” e compiere manovre aggressive (derapate, salti) è essenziale per mantenere alto il ritmo.
Completare le gare e gli obiettivi secondari permette di ottenere Crediti o Beatscoin. I Crediti si usano durante la run per comprare armi, potenziamenti e riparazioni; i Beatscoin, invece, servono per acquisti permanenti, come nuovi oggetti negli shop o nuove auto. Durante la gara, man mano che si avanza nelle sfide secondarie per ottenere crediti aggiuntivi, il progresso appare a schermo, ma risulta troppo poco leggibile data la frenesia del titolo. Un indicatore fisso avrebbe aiutato: diverse volte capita di non sapere quale sia l’obiettivo secondario o se sia stato raggiunto.
Nota di merito per gli Achievement integrati in-game: sbloccano bonus reali, incentivando il giocatore a completare sfide specifiche.
TRA DERAPATE, METAL E COMPROMESSI

Il sistema di guida è marcatamente arcade; la fisica delle vetture si percepisce, ma con sole 15 auto a disposizione, ci saremmo aspettati qualcosa in più in termini di unicità. Quando si sceglie di non esagerare con i contenuti, è necessario rendere ogni elemento iconico tramite bonus unici o design più impattanti.
Il feedback degli impatti è piacevole, ma il risultato a schermo un po’ meno: sotto questo punto di vista titoli come Wreckfest sono eccezionali, ma non si può non considerare il budget a disposizione e, molto probabilmente, il “taglio” sulla deformazione delle auto pesa meno rispetto ad altre mancanze del titolo.
Un ottimo compromesso è stato raggiunto dal comparto tecnico, che non mostra i muscoli, ma con un misto di sinergia tra art direction e soundtrack riesce comunque a trasmettere le sensazioni di un mondo post apocalittico e violento.
Abbiamo anche DLSS e FSR 3 che aiutano per mantenere gli fps sopra i 60 anche su schede di fascia medio bassa. I “Perduti” a schermo non sono pochi, in alcune situazioni tra esplosioni, Perduti, veicoli, particellari, si raggiunge una quantità notevole di oggetti ed effetti a schermo, senza però impattare eccessivamente sulle prestazioni. Il gioco è anche verificato Steam Deck, dove non da il meglio di sè ma comunque ci permette di fare un po’ di “casino” in portatilità.
Il design delle piste è azzeccato e in tema con il brand, ma la varietà non è il suo punto forte. Sebbene offrano percorsi alternativi, la sola ricerca del “Teschio d’oro” non spinge abbastanza all’esplorazione, dato che premia solo con una manciata di crediti extra. La Soundtrack del gioco è invece abbastanza iconica e trasmette voglia di correre e distruggere con un mix di musica metal. Nel sound design il lavoro è stato più contenuto: tra suoni dei menu, distruzioni, boost ed esplosioni, ci troviamo davanti ad un compito svolto in maniera sufficiente.
Infine, l’endgame: in un Rogue-lite è fondamentale, ma qui il team non ci ha puntato molto. La narrativa è solo una “bozza” e non ci sono altre modalità oltre al Carmageddon principale. Una volta finito, non resta che riaffrontarlo per completare il garage, ritrovando però la stessa struttura della prima run.




