“Highguard è un fallimento totale: annunciata la data di chiusura dei server” è uno degli ultimi titoli che troviamo in rete tra le testate del settore videoludico. Di titoli così, negli ultimi anni, ne troviamo molti. Hanno fallito grandi team con potenti publisher alle spalle, team piccoli e team di esperti che avevano già lavorato a live service di successo. Replicare il successo di Fortnite o lanciare il nuovo Roblox è una sfida che le aziende hanno accettato, ma che sta creando un sanguinamento sempre più critico nel settore.
Si è creata una sorta di “gioco d’azzardo” dove, se riesci a tirare fuori un gioco live service decente, sopravvivi: i publisher guadagnano e i team iniziano a lavorare solo a un gioco. Ma la posta in palio è il team stesso, o addirittura team che non c’entrano nulla (come tutte le chiusure di Sony dovute ai soldi spesi male). Le motivazioni possono essere diverse. Sicuramente il mercato è saturo: è difficile spostare l’utenza da un gioco live service dopo che ci ha speso migliaia di ore e di denaro sopra. Un’altra motivazione è sicuramente la consapevolezza delle risorse umane del proprio team. Spesso non basta formare un team di veterani per avere successo: serve sinergia, serve esperienza nel lavorare insieme.
Prendiamo Highguard ad esempio, l’ultimo fallimento dei “Games as a Service”, durato poco più di 40 giorni. Sviluppato da Wildlight Entertainment, un team fondato nel 2022 da ex di Respawn, nel loro primo gioco vanno subito a puntare in alto con un AAA live service, senza nemmeno aver provato prima a realizzare un gioco più piccolo dove testare meccaniche per capire i propri limiti e i propri punti di forza.
I nostri team italiani come si vanno a collocare in questa tendenza della caccia alla “gallina dalle uova d’oro”? In Italia la situazione è completamente diversa. Qui non abbiamo grossi investitori privati ma per fare “punteggio” e ottenere i soldi dallo Stato, lo sviluppatore è incentivato a inserire elementi culturali o artistici forti. Un Live Service “vuoto” e puramente commerciale avrebbe più difficoltà a passare il test. Il “bollino” di opera culturale precede il successo commerciale. In USA, un gioco senza microtransazioni o piani di monetizzazione a lungo termine fatica a trovare investitori. Di seguito possiamo vedere la tabella per ottenere i punteggi per accedere all’incentivo come specificato nel art.6, comma 3 D.M. 12 maggio 2021 n.187 consultabile qui;
TABELLA A: Valore culturale videogiochi
Requisito Punti
A) CONTENUTI
A.1 Videogioco ispirato a un’opera del patrimonio storico, artistico, letterario,
audiovisivo o scientifico europeo fino a 15 punti
A.2 Videogioco riguardante tematiche storiche, leggendarie, sociali, artistiche,
culturali, sportive o scientifiche europee fino a 15 punti
A.3 Videogioco caratterizzato da elementi di originalità ed individualità
creativa fino a 15 punti
A.4 Videogioco caratterizzato da sviluppo narrativo ovvero da progressione
dell’esperienza di gioco fino a 10 punti
A.5 Versione originale del videogioco in almeno due lingue europee tra cui
l’italiano fino a 5 punti
Totale punteggio A) fino a 60
B) INNOVAZIONE
B.1 Innovazione tecnologica nello sviluppo del software/programma fino a 10 punti
B.2 Innovazione dell’esperienza videoludica fino a 10 punti
Totale punteggio B) fino a 20
C) PRODUZIONE
C.1 Attività di sviluppo per almeno l’80% nello Spazio economico europeo 10 punti
C.2 Spese artistiche superiori al 50% del costo complessivo 10 punti
Totale punteggio C) 20
TOTALE GENERALE 100 punti
Punteggio totale minimo 70/100 per il riconoscimento del valore culturale ai sensi
dell’articolo 2 del presente decreto, di cui almeno 35 punti generati dalla sezione A).
In conclusione, un insieme di fattori tra i quali la scarsità di investitori privati, il talento dei nostri team e un sistema di incentivi basato sul valore culturale, ci sta salvando dalla crisi sistemica che colpisce i colossi esteri. Tuttavia, come in ogni settore, quando iniziano a circolare capitali esagerati, il rischio di perdere il focus per la fretta di guadagnare aumenta. Un “Highguard italiano” non sembra dietro l’angolo, ma la situazione futura andrà monitorata con attenzione.



