Roots in The Sky – The Hand of Glory 2, secondo capitolo della saga di Madit Entertainment e Daring Touch in uscita tra meno di una settimana, ci riporta 5 anni dopo nella vita dell’ex detective Lazarus Bundy, che si ritroverà a dover fare i conti con un passato da cui cercava disperatamente di fuggire.
Il passato non è mai morto
Cinque anni dopo gli eventi di Miami e dell’Emilia Romagna, Lazarus Bundy, che ora si fa chiamare semplicemente “Lars”, lavora lontano dai riflettori come agente della sicurezza, e ha ormai fatto perdere le sue tracce… O almeno, così crede. In Roots in the Sky, avventura grafica di Madit Entertainment e Daring Touch sequel di The Hand of Glory, ritroviamo l’ex detective in Italia, a Roma, intento a nascondersi dalla Rosa Defecta, pericolosa setta sulle sue tracce dopo gli avvenimenti del primo capitolo della saga. La tranquillità e la segretezza della nuova vita di Lars, però, vengono sbriciolate quando il suo cliente viene assassinato da un cecchino: immediatamente, il nostro protagonista capisce che per evitare che la sua vera identità e il suo passato emergano, dovrà risolvere il caso prima ancora che lo faccia la polizia.
Roots in The Sky – The Hand of Glory 2 è un sequel diretto al primo capitolo, ma è presente all’inizio del gioco un utile riassunto della trama di The Hand of Glory; personalmente, non avendo giocato al primo episodio della serie, sono riuscito comunque a godere del gioco senza mai sentirmi come se avessi acceso un film ormai già iniziato da un’ora, ma al contempo è innegabile che Roots in The Sky abbia in testa, in molti dei riferimenti che fa, giocatori che tornano alla serie dopo averne giocato il primo capitolo.
Da Roma al resto del mondo
Da Miami all’Italia, e poi da Roma fino al Giappone, passando per la Giordania e per l’India: Roots in The Sky ci porta lungo un caso intricato tramite una pista fumosa carica di indizi spesso contrastanti, sulla quale Lars incontrerà non solo la sua grande alleata del primo capitolo, Alice, ma anche una serie di pittoreschi nuovi personaggi, alleati e nemici di tutti i tipi siano essi giovani, anziani o persino animali; ciascuno di loro avrà le proprie motivazioni e il proprio carattere, e sarà fondamentale comprenderli per proseguire con efficacia nelle indagini. Anche solo guardando il filmato riassuntivo del primo capitolo è evidente il salto fatto dalla direzione del gioco in termini di disegno: il tratto è ora molto più pulito, e le location interamente disegnate a mano sono molto curate.
Da un punto di vista artistico, spicca soprattutto la prima delle 4 località dell’indagine, ovvero Roma: è chiaro in questo senso non solo lo studio di luoghi reali per renderli in game, ma anche il desiderio del team di sviluppo di dare personalità ai locali, dal linguaggio dialettale usato per esempio dal noleggiatore di risciò Beniamino (notabile sicuramente più dai sottotitoli italiani che dal doppiaggio inglese) fino alla presenza di graffiti in diverse zone della città, come quello dipinto sul parabrezza di un furgone abbandonato nel covo di una banda di graffittari (vedi anche immagine sottostante), a volerci mostrare una città carica di cultura, e di indizi, anche nei luoghi più malfamati della capitale italiana.

Una partenza difficile, e l’importanza di rinnovarsi
Da un punto di vista di meccaniche, Roots in The Sky si inserisce nel filone delle avventure grafiche, prendendo ispirazione dai grandi classici del genere come Broken Sword e Gabriel Knight. Interagendo con vari elementi delle scene (identificabili anche grazie a un tasto apposito che farà brillare per qualche istante i punti cliccabili sulla scena) e usando e combinando gli oggetti nel nostro inventario dovremo aiutare Lars a farsi largo tra le piste fumose del caso, consapevoli che l’identità dell’ex-detective deve restare segreta a tutti i costi; i comandi del gioco sono pensati tanto per mouse e tastiera quanto per controller, e Roots in The Sky si presta molto bene anche alla Steam Deck.
In questo senso, se Roma aveva brillato da un punto di vista di ambientazione, è tra le quattro parti del gioco quella che pecca di più da un punto di vista di esperienza videoludica: alcune delle soluzioni agli enigmi sono forzate, e sembrano seguire una logica non sempre coerente; inoltre, Roma è tra le 4 location quella che presenta meno varietà a livello di gameplay, nonostante sia il capitolo più lungo. In Giordania, India e Giappone, infatti, sono presenti anche più indovinelli logici e minigiochi che rompono la monotonia dell’esplorazione tipica delle avventure grafiche, grazie anche all’entrata in gioco più prominente di Alice. L’ex assistente di Lars già conosciuta nel primo capitolo, infatti, è studiosa di cinesica (ovvero, la scienza che studia il linguaggio del corpo), e può usare le sue conoscenze per condurre dei veri e propri interrogatori, che saranno sfruttabili per capire le motivazioni e le debolezze di alcuni dei personaggi partendo dalla loro gestualità e dalla loro mimica facciale.
Qualche crepa c’è sempre
Roots in The Sky si presenta come un mix di comicità, misteri soprannaturali e intrighi ricchi di cospirazioni: la trama di questo capitolo della saga è avvincente, e carica di colpi di scena. Da quello che sembrava essere solo un brutale omicidio Lars si ritroverà invischiato in qualcosa di ben più grande, che mette radici nel passato di terre e di civiltà lontane scavando nell’alchimia, nella simbologia e nell’esoterismo. Ogni personaggio, per quanto possa sembrare a una prima occhiata strano o eccentrico, ha delle motivazioni precise e un carattere ben definito; tutto fantastico, quindi, no? Purtroppo, il gioco perfetto devo ancora trovarlo: qualsiasi cosa ha dei punti deboli, e Roots in The Sky non fa eccezione.
La trama è di qualità, certo, ma è portata avanti in maniera lenta, forse anche eccessivamente, complici anche certi enigmi che richiedono qualche passaggio di troppo per essere risolti rompendo il ritmo della narrazione e rendendo frustrante l’esperienza del giocatore, soprattutto per quanto riguarda la parte del gioco ambientata a Roma. Tutto questo non è poi aiutato dall’enorme quantità di cutscenes del gioco, importanti ai fini della trama e persino toccanti in certi frangenti, ma molto lunghe e lente e in cui pecca in particolare il doppiaggio, che non ho trovato sempre al livello del comparto tecnico che lo circonda: questo è un peccato, perché tutte queste crepe rischiano di distogliere il giocatore che si approccia al gioco da quella che è un’avventura investigativa ben scritta e di ottimo livello.
Roots in the Sky – The Hand of Glory 2
Sviluppatore: Madit Entertainment, Daring Touch, Meangrip Game Studio







