Recensione di una copia acquistata. Il nostro Sistema di Valutazione.
Screamer, l’ultima fatica di Milestone, mi ha incuriosito fin dal primo trailer. Da appassionato di anime e di racing game arcade non potevo lasciarmelo sfuggire, attirato soprattutto da un gameplay decisamente fuori dagli schemi. Continuate a leggere per scoprire i pro e i contro di questa nuova iterazione.

Modalità e Narrazione
Per i videogiocatori più “navigati”, il nome Screamer non è affatto nuovo: nel 1995, quando Milestone si chiamava ancora Graffiti, fu proprio questo titolo a lanciare l’azienda nel firmamento del genere racing. All’epoca il gioco sfidava mostri sacri come Ridge Racer, ma purtroppo la saga vide il suo tramonto tra il 1997 (con Screamer Rally) e il 2001 (con Screamer 4×4, sviluppato però dagli ungheresi Clever’s Games). Dopo anni di silenzio, Milestone ha deciso di far risorgere l’IP come un’araba fenice, trasformandola però in qualcosa di completamente nuovo: non più solo corse automobilistiche, ma un vero e proprio fighting game su pista.
Appena avviato, il gioco ci permette di scegliere tra la classica sfida Arcade e il Torneo. Quest’ultimo rappresenta la modalità storia e funge da tutorial per apprendere e padroneggiare un gameplay complesso ma estremamente appagante. Durante l’arco narrativo avremo modo di familiarizzare con le cinque squadre disponibili, ognuna formata da tre “Screamer”, per un totale di quindici personaggi ben caratterizzati, ciascuno con la propria auto e una personalità definita. Impareremo a conoscere il loro passato e le motivazioni che li hanno spinti a partecipare al torneo clandestino indetto dal misterioso Mr. A.
La trama, per quanto interessante, non presenta colpi di scena memorabili, ma risulta godibile grazie ai filmati d’intermezzo prodotti da Polygon Pictures, che conferiscono un taglio anime di alto livello all’intera produzione. È un peccato, però, che questi video siano pochi: per la maggior parte del tempo la storia progredisce tramite testi a schermo in stile visual novel, facendo perdere mordente a un racconto che di per sé non brilla per originalità.
Molto interessante, invece, la scelta del doppiaggio: Milestone ha optato per il multilinguismo realistico. Ogni personaggio parla la propria lingua d’appartenenza (ad esempio, l’italiana Lavinia dialoga con il francese Frederic), ma tutti si comprendono perfettamente come se parlassero lo stesso idioma.
Il Gameplay: Twin Stick e Combattimenti
La caratterizzazione dei personaggi non è solo narrativa, ma influenza anche la guida. Il sistema, denominato Twin Stick, utilizza la levetta sinistra per sterzare e quella destra per derapare. Il gioco ci introduce gradualmente alle peculiarità di ogni pilota, bilanciando punti di forza e debolezze (auto velocissime ma poco manovrabili e viceversa).
Come anticipato, Screamer non è un racing canonico. Verso metà della modalità storia si sblocca il pieno potenziale dei personaggi e il titolo vira verso il picchiaduro con quick time event. La struttura delle gare segue una logica precisa:
-
Gestione Turbo: Si parte caricando una barra che permette di usare il turbo; la ricarica è automatica nel tempo, ma può essere accelerata effettuando cambiate perfette.
-
Barre Strike: Ogni utilizzo del turbo garantisce una barra “Strike”.
-
Attacco e Difesa: Con una barra Strike ci si può difendere, mentre con due è possibile sferrare un attacco. Se l’offensiva va a segno, si ottengono bonus e ulteriore turbo.
Per vincere non basta guidare bene: è fondamentale proteggersi e distruggere gli avversari. Questo genera un caos controllato frenetico e appagante. La CPU, anche a difficoltà media, è agguerrita e “mette i bastoni tra le ruote”, risultando stimolante senza mai diventare frustrante, anche se si ha alle volte la percezione che l’IA sia fin troppo ingiusta e mal calibrata in certi frangenti.
I tracciati sono parte integrante del gameplay: conoscere ogni curva o scorciatoia è fondamentale per delineare la propria strategia di attacco. Se però, da un lato, il layout favorisce scontri serrati e sorpassi strategici grazie a passaggi ben studiati, dall’altro si avverte la mancanza di un guizzo artistico che renda memorabili le ambientazioni, le quali finiscono spesso per confondersi l’una con l’altra.
Tecnica e Contenuti
Terminata la storia, la modalità Arcade permette di affrontare gare singole in tre varianti: Tutti contro tutti, Leader o Membri. A mio avviso, queste ultime sono state introdotte per bilanciare l’esperienza: come spesso accade nei fighting game tratti da anime, i Leader risultano molto più forti dei membri; la divisione in categorie serve quindi a garantire una sfida più equa.
Sviluppato in Unreal Engine, il gioco è esteticamente notevole con le impostazioni al massimo. Tuttavia, Milestone ha dato priorità all’ottimizzazione: infatti possiamo notare che su Steam Deck, anche a dettagli bassi, il frame rate resta ancorato a 60 fps, rendendo la console Valve un’ottima alternativa se si vuole giocare in portabilità. Promosso a pieni voti anche il comparto artistico, capace di mixare riflessi realistici ed estetica anime. Ottima, infine, la possibilità di giocare in Split Screen fino a quattro giocatori, oltre alle classiche sfide online.




