Dopo la partecipazione agli Italian Game Awards 2026 con il loro gioco Loan Shark, Studio Ortica è pronto a presentare il nuovo titolo horror: The Old Flash of Nuraga. Il gioco è ambientato in una regione fittizia legata al popolo dei Nuraghi, ma attinge a piene mani dalle leggende e dall’arte delle antiche civiltà nuragiche della Sardegna.
Dopo questo preambolo, scopriamo insieme The Old Flash of Nuraga attraverso i primi 20 minuti di gioco presenti nella demo, che dovrebbe rappresentare circa un terzo dell’esperienza completa.
“Io sono… tuo nonno”
Tutto ha inizio con la visione del nostro bue, esanime a terra. Questa immagine non solo ci trasmette fin da subito una strana sensazione di desolazione e disperazione, ma ci fa presagire il destino che potrebbe attenderci. Non passa molto tempo prima che la curiosità ci spinga a voltarci, lasciando la carcassa del nostro fidato animale da soma al suo destino. In lontananza, scorgiamo la figura di un uomo anziano seduto accanto a un falò.
Mentre ci avviciniamo a questa solenne figura, notiamo che il mondo circostante è strano e distorto, ma decidiamo comunque di proseguire. Parlandogli, scopriremo che l’anziano è nostro nonno e che dobbiamo trovare un modo per scappare da quell’isola; un luogo che, per qualche oscuro motivo, sembra nascondere molto più di quanto le apparenze vogliano far credere.
Il nonno ci chiederà di raccogliere delle patate da far bollire nel pentolone accanto a lui, così da recuperare le forze prima di partire. Tuttavia, l’isola sembra fare di tutto pur di trattenerci: oltre ai tuberi, infatti, inizieremo a dissotterrare antichi manufatti. Portandoli al nonno, quest’ultimo ci racconterà delle storie, tanto affascinanti quanto tragiche.
Mentre continuiamo a cercare le patate — che al momento si configurano come la main quest del gioco — facciamo la conoscenza di una vecchia signora. La donna ci ha seguiti in qualche modo e, dopo aver parlato con il nonno, ci offrirà un patto: ci porterà via sulla sua barca se le consegneremo tutte le pietre preziose che riusciremo a trovare. E, sostanzialmente, la demo si conclude qui.
Un campanaccio per trovarli tutti
All’interno di The Old Flash of Nuraga, il nostro migliore amico sarà un campanaccio, che fungerà a tutti gli effetti da metal detector. Una volta individuato il punto d’interesse, partirà un minigioco in cui dovremo rimuovere prima la terra e poi la polvere dall’oggetto, che andrà successivamente consegnato al nonno o alla vecchia signora.
Di base il gameplay della demo si esaurisce qui. Le atmosfere horror, per quanto presenti, risultano più psicologiche che basate su jumpscare fini a se stessi. L’atmosfera cupa è ottimamente realizzata da una colonna sonora capace di alternare magistralmente momenti di forte tensione a respiri più ampi. Anche a livello tecnico il gioco gira perfettamente e non ho riscontrato bug particolari; inoltre, lo stile artistico volutamente grezzo — che richiama la generazione a cavallo tra PS1 e PS2 — riesce a enfatizzare quel senso di grottesco e di estraniamento che il titolo vuole trasmettere.
Finali Multipli?
La demo di The Old Flash of Nuraga si presenta fin da subito molto interessante. La storia, per quanto frammentata e apparentemente secondaria, risulta scritta molto bene e piacevole da approfondire, grazie anche a dialoghi mai troppo verbosi. Una volta terminata la prova la curiosità rimane alta, e con essa alcune domande: ci saranno finali multipli?
Questo dubbio nasce in parte da quanto dichiarato dagli sviluppatori sulla pagina ufficiale del gioco — dove si accenna al nonno che impazzisce a causa di una misteriosa entità — e in parte dalla presenza della vecchia signora, che offre una via di fuga alternativa. Di conseguenza, la presenza di bivi narrativi legati alle scelte del giocatore è un’ipotesi concreta, il che favorirebbe anche una certa rigiocabilità. Al momento non ci è dato saperlo con certezza e dovremo aspettare la release ufficiale, ma sarebbe indubbiamente un’occasione mancata se così non fosse.
Verdetto Finale
- - Stile artistico
- -storia
- - Il minigioco di pulizia dell'oggetto trovato alla lunga risulta troppo ripetitivo



